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Che cos’è l’ansia? Se ne parla tanto, è una parola che è sulla bocca di tutti e viene utilizzata anche per descrivere stati emotivi che nulla hanno a che vedere con essa. Ad esempio, molti la confondono con la sensazione di agitazione che spesso accompagna la rabbia.

L’ansia è un’emozione che, come tutte le altre, fa parte della nostra vita. Per quanto riguarda le sue manifestazioni, essa è del tutto simile alla paura (tachicardia, respirazione affannosa, ecc.) con la differenza che il pericolo non è reale ma  immaginato. Ebbene sì, stiamo male per qualcosa che potrebbe capitare o che temiamo al di là delle reali probabilità che l’evento possa avvenire.

Questo avviene perché il nostro cervello non distingue ciò che è reale da ciò che è immaginato. Basti pensare all’agitazione che proviamo mentre guardiamo il momento di suspense di un film oppure  se immaginiamo di trovarci in mezzo ad una catastrofe. Le risposte fisiologiche sono le stesse.

Diventa un problema quando si manifesta nella nostra vita troppo spesso e per situazioni che la maggior parte delle persone ritiene non pericolose. Viviamo con l’aspettativa dolorosa di un pericolo imminente che possa coinvolgere noi o i nostri cari per cui tutto ciò che immaginiamo diventa, nella nostra mente, reale, tangibile.

I disturbi d’ansia possono prendere varie forme e, di conseguenza, assumere un nome diverso a seconda delle caratteristiche che presentano. Tutti, comunque, possono portare ad una significativa compromissione del funzionamento sociale e lavorativo di chi li sperimenta. È da chiarire che è necessario che nessuno dei sintomi elencati nei disturbi d’ansia, sia dovuto all’effetto di una sostanza, ad una condizione medica che potrebbero indurli e che non sia associato ad altri disturbi mentali, altrimenti il quadro cambia e sono necessari altri approfondimenti.

Vediamo quali sono questi disturbi.

Disturbo di panico

Molto spesso capita di sentire parlare con una certa facilità di attacco di panico perché perlopiù si tende a sovrapporlo ad un semplice attacco di ansia. Poiché, invece, è un disturbo ben preciso (e chi ne soffre lo sa bene!) è bene conoscere le sue caratteristiche per capire se ci riguarda oppure no.

In questo caso,  la persona presenta vari sintomi fisici durante un episodio (almeno 4 tra: tachicardia, sudorazione, respirazione affannosa, sensazione di perdere il controllo, di svenire, di stare per morire, derealizzazione, depersonalizzazione, ecc.). Il picco viene raggiunto nel giro di pochi minuti. Inoltre,  chi sperimenta l’attacco rimane con la forte preoccupazione che possa ricapitare (data anche l’esperienza intensa e talvolta improvvisa vissuta, senza una ragione apparente) e/o può iniziare a mettere in atto comportamenti di protezione con l’obiettivo di scongiurarli che, però, ne limitano la vita (ad esempio, evitare qualsiasi attività che provochi anche una lieve tachicardia). Se si tratta di episodi ricorrenti, tale preoccupazione si manifesta tra un episodio e l’altro e spesso fa sì che la persona inizi, piano piano, ad evitare tutta una serie di situazioni in cui immagina possa ricapitare. Per cui subentra l’agorafobia, che spesso accompagna il disturbo.

Come dicevamo, spesso esso può essere accompagnato da:

Agorafobia

che consiste nell’evitamento di qualsiasi luogo e/o situazione che, secondo l’individuo, potrebbero non avere una via di fuga immediata, dove potrebbe non esserci la possibilità di essere soccorsi se si dovesse avere un attacco di panico. Si tratta spesso di luoghi non pericolosi, frequentati da tutti: uffici pubblici, supermercato, piazze, mezzi di trasporto pubblici… Insomma, posti in cui magari andava fino a prima dell’attacco di panico, senza mai sperimentare il benché minimo disagio. La paura sperimentata all’idea o nel frequentarli è sproporzionata.

Il problema dell’agorafobia è che spesso la persona limita in maniera significativa la propria vita (anche sociale e lavorativa) e talvolta quella degli altri perché si muove solo in presenza di un accompagnatore.

 

Fobia specifica

La fobia è la paura o l’ansia che si prova in situazioni specifiche (ad es., come nell’agorafobia) o a contatto con persone, oggetti, animali.

Tra le fobie, conosciamo più comunemente la claustrofobia (paura dei luoghi chiusi), l’acrofobia (delle altezze), l’aracnofobia (dei ragni), ecc. Poi sappiamo che c’è chi ha paura degli aghi, di qualche animale in particolare, dell’acqua… Tali situazioni o provocano un’ansia o paura elevate per cui il problema è lo stesso: o si evitano le situazioni o gli oggetti che la causano, oppure si tollerano tenendosi addosso tali emozioni intense. Anche qui, possiamo trovarci ad avere un cattivo funzionamento sociale e lavorativo a causa dell’ansia e dell’evitamento.

Ansia (o fobia) sociale

In questo caso, l’ansia intensa viene sperimentata nel corso di situazioni sociali. Tipicamente, conosciamo l’ansia di chi si trova a dover parlare in pubblico, ad essere al centro dell’attenzione, a incontrare persone sconosciute o, semplicemente, o ha paura di essere osservato. La paura è di essere giudicati male e rifiutati se si fa qualcosa o se i sintomi di ansia saranno visibili agli altri (es.: “Mi tremerà la mano quando porterò il bicchiere alla bocca e penseranno che sono strano”).

Quindi, le situazioni sociali temute verranno evitate o vissute con un’ansia eccessiva, sproporzionata rispetto ad esse. La compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, a causa dell’evitamento, può essere marcata.

È chiaro che l’ansia provata da una persona prima di una performance (musicale, teatrale, ecc.) o di un discorso in pubblico non è sufficiente a pensare ad una fobia sociale.

Ansia di separazione

È nota soprattutto per quanto riguarda i bambini ma può essere sperimentata anche dagli adulti. Si tratta, infatti, di una preoccupazione eccessiva, rifiuto o riluttanza a separarsi dalla figura di  attaccamento o dell’intensa paura della sua perdita. Nella fattispecie, tale paura e/o riluttanza, possono comportare disagio nel lasciare casa anche per andare a scuola o al lavoro, in vacanza, a dormire fuori per una notte e a stare soli senza la figura di attaccamento (o le principali figure).  Talvolta possono essere sperimentati disturbi fisici in seguito alla separazione o alla prospettiva di questa e incubi contenenti questo tema.

Un altro aspetto importante da considerare per connotare questo disturbo è da quanto tempo sono presenti l’ansia, la paura o l’evitamento: essi devono persistere da più di 4 mesi se parliamo di bambini e da più di 6 nel caso degli adulti.

Disturbo da ansia generalizzata

La persona che è affetta da questo disturbo sperimenta, da almeno 6 mesi e per la maggior parte del tempo, uno stato di eccessiva ansia e preoccupazione (che fa difficoltà a domare), con un’attesa apprensiva, riguardo una serie di attività o situazioni della vita quotidiana, ordinarie e non.

L’ansia e la preoccupazione, inoltre, sono associate a difficoltà nel sonno, nella concentrazione, ad irritabilità, tensione e/o irrequietezza, tensione muscolare e facile affaticamento. Come possiamo immaginare, il funzionamento sociale e lavorativo o di altri ambiti della vita viene fortemente compromesso da questo stato.